Sentenza del Tribunale di Trento sul lavoro a termine (15.01.13) [II]


Sentenza del Tribunale di Trento del 15 gennaio 2013
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Il giudice del lavoro di Trento, in una controversia riguardante la richiesta di ricostruzione di carriere di un lavoratore a tempo determinato nell’impiego pubblico con la condanna dell’ente pubblico al pagamento delle differenze retributive determinate nella differenza tra quanto percepito nel corso dei vari rapporti di lavoro a termine e quanto sarebbe dovuto al medesimo lavoratore se fosse stato assunto a tempo indeterminato sulla base della contrattazione collettiva, ha condannato l’ente a corrispondere al lavoratore “gli aumenti stipendiali attribuiti dalla contrattazione collettiva in favore dei docenti a tempo indeterminato in ragione della sola anzianità di servizio”.

Nel testo della pronuncia il giudice, oltre a ribadire l’orientamento della giurisprudenza di legitttimità per cui  ”l’individuazione delle domande proposte dall’attore deve essere effettuata dal giudice alla luce di  un esame complessivo dell’atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva” (nel caso di specie, il giudice non ha ritenuto fondata l’eccezione dell’ente pubblico per cui  il lavoratore nelle conclusioni del ricorso non si è lamentato di un’eventuale disparità di trattamento tra docenti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato), ha affermato che la Corte di Giustizia (da ultimo, causa Gavieiro Gavierio e Iglesias Torres C-444/09) ha statuito che la clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a termine (direttiva 99/70/CE) ”appare, sotto il profilo del suo contenuto, incondizionata e sufficientemente precisa per poter essere invocata da un singolo dinanzi ad un giudice nazionale”.

Nello specifico, alla luce del diritto dell’Unione europea, per il giudice, “al fine di stabilire se i docenti a tempo determinato spetti o meno il riconoscimento dell’anzianità maturata [...] occorre verificare se il disconoscimento operato dall’Amministrazione convenuta, contrariamente a quanto avvenuto per i docenti a tempo indeterminato, sia giustificato (a) o da congrui elementi di natura oggettiva (quali la particolare natura e le peculiari caratteristiche delle mansioni espletate) (b) o dalla necessità di perseguire una legittima finalità di politica sociale”.

Con riguardo al primo profilo, il giudice ha affermato che ”appare decisivo evidenziare che l’incremento delle voci retributive de quibus avviene solamente in ragione del maggior numero di anni di servizio svolti; difetta, quindi, ogni riferimento ad una (astrattamente configurabile, stante il superamento degli appositi concorsi o la miglior posizione in graduatoria) maggior qualità delle prestazioni eseguite dai docenti a tempo indeterminato rispetto a quelle svolte dai docenti a tempo determinato”; con riguardo al secondo, “appare sufficiente rilevare che l’Amministrazione ricorrente non è stata in grado di indicare alcuna finalità di politica sociale che possa giustificare la disparità di trattamento tra i docenti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato”.

Sito esterno richiamato: Corte di Giustizia dell’Unione europea.

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