Ordinanza del Tribunale di Trento sul lavoro a tempo a parziale (16.06.11)


Ordinanza del Tribunale di Trento del 16 giugno 2011
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Il Tribunale, in composizione collegiale, ha accolto il reclamo dell’ente pubblico relativo all’ordinanza emessa il 4 maggio 2011 dal giudice del lavoro di Trento, revocando il provvedimento cautelare.

Nel caso di specie, l’ordinanza oggetto di reclamo si fondava, come riporta il collegio, sul ritenuto contrasto tra la disciplina ai sensi dell’art. 16 l. n. 183 del 2010 (Collegato lavoro), che ha attribuito al datore di lavoro pubblico il potere di trasformare in via unilaterale a tempo pieno i rapporti di lavoro a tempo parziale, rispetto alla clausola 5) co. 2 della direttiva 97/81/CE per cui “il rifiuto di un lavoratore di essere trasferito da un lavoro a tempo pieno ad uno a tempo parziale , o viceversa, non dovrebbe, in quanto tale, costituire motivo valido per il licenziamento, senza pregiudizio per la possibilità di procedere, conformemente  alle leggi, ai contratti collettivi e alle prassi nazionali, a licenziamenti per altre ragioni, come quelle che possono risultare da necessità di funzionamento dello stabilimento considerato”; e con l’art. 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea per cui “ogni persona ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata”.

Per il collegio, non vi è, invece, tale contrasto: non sussiste divergenza tra il diritto dell’Unione europea, che consente il licenziamento in presenza di ragioni organizzative o tecniche o produttive collegate al rifiuto del lavoratore alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale o viceversa, e la norma nazionale che consente al datore di lavoro pubblico “nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, di sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati” (pag. 12); e con riguardo alla violazione della Carta dei diritti fondamentali il collegio ritiene che l’art. 15 “non esclude l’esercizio di poteri unilaterali da parte del datore”.

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