Sentenza della Corte di Giustizia in materia di disabilità C-312/11 (04.07.13)


Sentenza della Corte di Giustizia C-312/11 del 4 luglio 2013
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La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che l’Italia “non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”.

In particolare, la Corte ha affermato che gli Stati membri devono prevedere l’obbligo nei confronti dei datori di lavoro – senza imporre loro un onere sproporzionato - di adottare provvedimenti efficaci e pratici (esempio: sistemare i locali, adattare le attrezzature, i ritmi di lavoro o la ripartizione dei compiti) in base alle esigenze delle situazioni concrete, per consentire ai disabili di accedere e svolgere una prestazione di lavoro, di avere una promozione, di ricevere una formazione.

Sulla base di queste considerazioni, la normativa italiana in materia (la legge sulla disciplina delle cooperative sociali n. 381 dell’8 novembre 1991, la legge-quadro per l’handicap n. 104 del 5 luglio 1992, la legge per il diritto al lavoro dei disabili n. 68 del 1999, nonché il decreto legislativo n. 81 del 2008, che disciplina il solo adeguamento delle mansioni alla disabilità del lavoratore) non recepiscono “correttamente e completamente” l’art. 5 della direttiva.

Siti esterni richiamati: Corte di Giustizia dell’Unione europea e HandyLex.

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